Daniela's profileIo solo io. E basta, mi ...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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May 25 ventiquattromaggioduemilaottoNon so se riuscirò a trasmettere in questi righi l’emozione che mi ha fatto svegliare presto stamattina. Era dal tredici febbraio del 2004 che non facevo una serata: ritrovarci alle otto, andare a cena tutti assieme e poi dirigerci al locale, , controllare che al bar fosse tutto a posto, che gli appendini al guardaroba fossero sufficienti per i clienti che ci auguravamo sarebbero accorsi numerosi, che i buttafuori fossero microfonati per ogni evenienza, che l’acqua nei servizi igienici fosse stata aperta e per, infine, aprire la cassa. Ieri sera sarebbe stata diversa: non sarei più stata io il riferimento degli organizzatori: la radio non esiste più da mesi, le frequenze non trasmettono più nell’etere la mia musica. Esiste, però, quello che Matteo ed Alessio hanno creato da un computer: una radio in streaming, che fa scivolare la musica sulle vie incredibilmente senza confini di internet, un tam tam di amici virtuali su myspace e via, spazio alle nuove generazione ed ai nuovi sistemi di comunicazioni, com’è giusto che sia. Ieri sera, dopo quattro anni, il locale che aveva ospitato noi vecchi ogni sabato sera riapriva i battenti, dopo lunghe peripezie burocratiche chi aveva rilevato il locale poteva nuovamente aprire i battenti al pubblico. Come posso spiegare cosa ha rappresentato l’Oasis nella storia musicale modenese? Non lo si può spiegare perché occorre averlo vissuto sulla pelle, averci sputato sangue ogni sabato sera per undici anni per comprendere la sensazione di trionfo che aleggiava ieri sera, al tavolo del ristorante che vedeva assieme le vecchie (io) e le nuove generazioni. Mio figlio Matteo ed Alessio, il suo amico, che da un anno a questa parte hanno sputato sangue assieme a me, nel vivere la morte della radio. Non si sono mai arresi, non hanno mai voluto arrendersi e ieri sera l’aspettativa che vedevo nei loro occhi era la stessa che animava i miei, ad ogni inizio di stagione. Era una serata spot, di prova, per vedere se ancora, come allora, la presa del nome della mitica emittente, ora leggermente ma strategicamente modificato, fosse identica a quella che aveva fatto muovere folle di gente. Folle, sì. Una marea di teste. Che alle due di stanotte si agitavano in pista, con le braccia alzate. Gioia allo stato puro, soddisfazione, senso di trionfo, conferma. Un gesto che mi ha intenerita e commossa molto di più dei tanti che venivano a salutarci per dirci “grazie, ci avete regalato un sogno”: mio figlio, assai pudico nelle manifestazioni di affetto, che è venuto ad abbracciarmi e baciarmi. Mi ha sciolto. Se mi chiedo spesso che madre sono e mi guardo con imparzialità mi rispondo che non sono stata una buona madre per i miei ragazzi. Ieri sera però, a quell’abbraccio, mi sono data una risposta diversa: a Matteo ho trasmesso la passione di fare le cose con passione, con sacrificio e a testa dura, dimenticando gli scalini che fanno scivolare indietro ed avere sempre ben chiaro l’obiettivo da raggiungere. E quelle duemilacinquecento teste sono state la risposta.
Ventiquattromaggioduemilaotto: una data da ricordare, per tantissime cose.
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