Daniela's profileIo solo io. E basta, mi ...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    March 22

    Linea di ginestra

     

    L’uomo ha lo sguardo spento, vuoto.

    Lo osservo, mi incuriosisce il colore liquido delle sue iridi: sono pallide, come se le avesse lavate per non farle brillare sotto la luce artificiale del lampione.

    Sotto gli occhi ha scure rughe di sofferenza cresciute nella notte; domattina saranno forse spianate, l’uomo ci spera, ma sa anche che ad ogni notte ritorneranno, a ricordargli uno ad uno i ferri uncinati che gli strattonano il cuore e ne fanno pastura per i cani randagi che vengano ad azzannarlo nel silenzio.

    La bocca ha labbra sottili, fini, sembrano gelide a vederle così; nel pallore del volto spiccano anche se pallide e tirate. Danno idea di essere labbra poco abituate ai baci, labbra che temono di darli e di riceverli, forse per il timore di restarne ustionato dalla tenerezza che in un bacio è racchiusa.

    E’ ingobbito, insaccato, ha perso vigore anche il suo corpo, subito dopo che il suo spirito l’ha lasciato per andare a rifugiarsi nel passato. Si è smarrito in un tunnel del quale ha visto l’ingresso ma del quale, ora, non riesce a trovarne l’uscita.

    Ha paura quell’uomo.

    Glielo leggo nella voce strozzata con la quale dice “aiutami”, tendendomi una mano.

    Lo ascolto nelle mani che si porta al volto, a dimenticarsi di essere se stesso.

    Gli porgo una mano, me la copre con la sua, è calda.

    Gliela giro, voglio vedere le linee che sono disegnate che cosa dicono, che vita raccontano, quali segreti e quali progetti nascondono.

    Sono linee strane, tante ne ho viste ma mai come le sue; paiono ginestre che sbattono al vento di maestrale.

    Lo guardo ancora negli occhi, per farmi male, e per fargli vedere le ginestre che io vedo, ginestre che si piegano sotto la furia del vento ma che non si spezzano.

    E’ cieco, non le vuole vedere e mi abbandona la mano.

    Un battito di ciglia ed è sparito, inghiottito dalla notte di questa stagione che non è più inverno e non ancora primavera.

    Vorrei dirgli qualche parola di conforto prima di non ritrovarlo.

    Non me lo permette, è già andato, mentre sussurra tra sé e sé “non darmi pensieri”, a rincuorarsi, ad aiutarsi, a salvarsi la vita.

    E’ tornato nel buio, assieme ai suoi occhi lavati.

    Nel suo altrove.

    Oltre.

     

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